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La terza rivoluzione industriale

La terza rivoluzione industriale.

L’umanità ed in particolare l’Occidente ha scoperto e vissuto una prima grande rivoluzione e cioè quella industriale basata essenzialmente sulla scoperta e l’utilizzo del motore. Verso la fine del 1700 l’ingegnere Watt sviluppò il motore a vapore. Con una serie di miglioramenti già verso la fine del 1700 ed agli inizi del 1800 l’umanità ha potuto contare sul motore a vapore che gli consentì di iniziare lo sviluppo industriale. L’energia alla base della quale si è potuto fondare  questo tipo di sviluppo è stato il carbone. Le nazioni che  sùbito hanno potuto usufruire di essa risultano, per prima, l’Inghilterra e successivamente la Germania e la Francia. In queste nazioni si è sviluppata l’industria moderna e mano mano si è potuto in qualche modo diminuire la necessità dell’utilizzo della forza umana ed animale.

Molto tempo dopo, non prima della fine del 1880 si è scoperto che era possibile utilizzare anche un altro tipo di motore  e cioè quello a combustione interna. Elemento centrale dell’utilizzo di tale motore fu il petrolio e più esattamente un sottoprodotto di esso e cioè la benzina. Lo sviluppo del motore a combustione interna, in poche parole il motore a scoppio, ha comportato un’altra enorme rivoluzione industriale, infatti esso è stato il fulcro dello sviluppo degli automezzi e dell’aereo. Inoltre ha caratterizzato la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio e quindi delle politiche mondiali relative. Quindi il secolo scorso unitamente allo sviluppo del motore elettrico è stato caratterizzato da questa seconda fase dello sviluppo industriale.

Quasi contemporaneamente all’utilizzo del motore a combustione interna c’è stato lo sviluppo anche dell’elettricità che si è aggiunta a questa rivoluzione per tutta una serie di applicazioni basta pensare per esempio all’illuminazione delle strade e delle case, ma soprattutto al motore elettrico. A quest’ultimo necessitava evidentemente l’energia elettrica. La questione più importante per quanto riguarda  l’energia elettrica è stata il suo trasporto. Il trasporto dell’energia elettrica di tipo continuo risultò un disastro. Tuttavia nei decenni che seguirono grazie ad un ingegnere croato Tesla si è riusciti a comprendere che il trasporto dell’energia elettrica di tipo alternata poteva essere compiuto senza grandi difficoltà.

Una volta riusciti a comprendere che si poteva trasportare per lunghe distanze l’energia elettrica in fase alternata, ciò ha prodotto lo sviluppo del motore elettrico che in molti campi ha sostituito il motore a combustione interna  perché non necessita né di bruciare l’aria nè di scaricare il prodotto della combustione nel locale di cui si fa uso.

In tutti e tre i casi, anche se possiamo dire che ormai il motore a vapore è stato superato, i risparmi di energia muscolare sia umana che animale sono stati soppiantati dai motori e quindi non c’è più la necessità di esseri umani che la producano, ma rimaneva il fatto che in qualche maniera gli esseri umani dovevano comunque gestire e controllare i motori.

Tuttavia sia nel secolo 19º  con la prima rivoluzione industriale che in quello 20º con la seconda non è venuta meno la necessità di utilizzare le grandi masse di operai. Queste masse omogenee di lavoratori specie nel secolo 19º si sono potute organizzare in associazioni chiamate sindacati che hanno reclamato sempre maggiori diritti derivanti dalle risorse che l’industrializzazione prodotta dallo sviluppo dei motori stava creando. Soprattutto la tutela dei lavoratori  ha avuto luogo inizialmente su due settori: prima di tutto sul salario e successivamente sull’orario di lavoro. A queste due prime conquiste si sono succedute mano mano anche le altre in particolare quelle che riguardano la salute. La fine della seconda guerra mondiale ha comportato soprattutto nel mondo occidentale l’enorme sviluppo di quello che è stato definito il welfare, e cioè il complesso dei diritti dei singoli lavoratori e cittadini nei confronti del sistema produttivo. D’altra parte a cosa serve produrre se non ci sono gli acquirenti? Quindi il sistema capitalista sorto e sviluppatosi in maniera impressionante nella seconda metà del 20º secolo aveva trovato nell’incremento dei “diritti” conquistati da parte dei lavoratori lo sbocco naturale dell’incremento della produttività.

Negli ultimi trent’anni invece si è realizzato un grande sconvolgimento. Infatti il progresso umano ha scoperto lo sviluppo della scienza digitale, in poche parole c’è stato un netto accrescimento dell’utilizzo di quello che viene chiamato il computer. Questo significa che le macchine sono in grado di gestire le macchine senza necessità dell’essere umano.

Questo di fatto sta producendo un restringimento massiccio dell’uso di personale umano e lo sviluppo indiscriminato dei computer, in poche parole della robotica.

Gli utili prodotti dallo sviluppo della robotica comportano necessariamente una diminuzione del personale lavorativo, inoltre si è sviluppata una netta deflazione dell’imposizione fiscale da parte delle  multinazionali. Infatti esse approfittando di una concorrenza tra i vari Stati mondiali spostano la soggettività impositiva presso gli Stati a minore tassazione, questo comporta che di fatto gli utili vengono acquisiti per intero da parte di multinazionali che invece non versano praticamente nulla nelle casse degli Stati da cui ottengono il maggior reddito.

Ciò sta provocando un disastro sociale ed economico perché sia gli Stati sono costretti a mantenere un livello molto elevato della tutela nei confronti di tutti cittadini in particolare dei lavoratori, e sia ciò attira enormi masse di disperati che intendono migrare dai loro paesi di origine privi di ogni tutela, verso quei paesi dove comunque il cittadino ha dei benefici economici indipendentemente dal fatto che lavori o meno. Inoltre si ha una diminuzione massiccia di posti di lavoro oltre praticamente un livello zero di imposte da parte delle  multinazionali.

Questo significa sia minori risorse di provenienza fiscale da poter distribuire, sia un incremento della popolazione non attiva da dover mantenere. A questo si aggiunge che il mercato è in caduta libera e quindi provoca una diminuzione dei posti di lavoro che a loro volta produce una diminuzione della domanda interna e quindi del prelievo fiscale.

 

 

 

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